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EDITORIALE
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Il Pd esiste? No, in Basilicata tiene a stento il suo sistema di potere
Situazione sociale, ambientale ed economica drammatica. Il test elettorale va letto nel suo insieme. Puniti gli urlatori via web. Non servono né nuovismi né modelli consociativi.
di Gianfranco Blasi*
“E’ simpatico questo Speranza. E’ passato in pochi giorni dal “mutismo elettivo” di fronte alle dimissioni di De Filippo e a tutta la vicenda politico – giudiziaria che ha riguardato il suo partito, alle celebrazioni e al canto di vittoria per il piccolo test amministrativo di queste ore.
A proposito di vicende ambigue. Il capo gruppo alla Camera del Pd ha letteralmente abbandonato De Filippo al suo destino. Le sue parole, in quella circostanza, sono sembrate un puro esercizio di doroteismo. Per non parlare poi della vicenda Viti. Che fine ha fatto? Lui ha avuto la dignità di dimettersi, ma il Pd che decisioni ha assunto nel frattempo. Un assessore regionale, un pezzo da novanta della storia del Pd, che esce di scena attraverso il fragoroso e imbarazzato silenzio del suo partito. Alla Basilicata di oggi e di domani, cari dirigenti del Pd, non servono atteggiamenti omertosi, silenzi ambigui, opportunismi politici da prima repubblica.
L’inespressivo Speranza dal pugnetto chiuso, accanto al suo mentore Bersani (grande maestro di tattica suicida) torna vittorioso nella sua Basilicata clientelare, dove il potere e il modello di assistenza dipendenza la fanno da padrona. 4.000 e rotti forestali, quasi 1.000 addetti alle “vie blu”, sessanta milioni di spesa improduttiva all’anno, ma molto produttiva elettoralmente. Dieci milioni all’anno fissi per i compagni dell’Università lucana, altro luogo improduttivo della “cultura” e dei “saperi” lucani. Un miliardo e qualche centesimo in più ogni anno per una sanità che non offre servizi alla persona, che non rivolge lo sguardo agli anziani, che popola ospedali spesso inutili.
Dramma ambientale e antropologico nascosto a fatica fino ad oggi. 1200 lucani all’anno che lasciano la nostra terra. Un paese svuotato ogni dodici mesi. Val d’Agri e petrolio come una polveriera sociale. Egoismi territoriali ormai non più latenti. Crisi industriale in tutti i distretti lucani. Consorzi agricoli in pieno fallimento di scopo. Disoccupazione a go go.
Ma, per Speranza, “tutto va bene madama la marchesa”, purchè il potere del Pd resista. Il potere appunto, quello che i grillini avevano quasi smontato, quello che il Pdl vive come una ossessione consociativa, in questa terra dove “Cristo” si sta allontanando da Eboli, riprendendo, troppo velocemente, la via del nord.
Due parole sulle elezioni. A Pignola il Pd dopo quasi vent’anni perde centinaia e centinaia di voti. Vince di misura. Insomma, vince ma non convince. A Lavello su ottomila elettori Altobello si afferma per duecento voti di scarto su una forte proposta di cambiamento che l’avvocato Carretta esprimeva. A Vaglio vince un’area culturale alternativa alla sinistra. I grillini dimostrano quello che avevamo capito tutti. Mancano profondamente di cultura di governo. E le istituzioni non si governano con i gazebo e con il vomito verbale sui social network.
C’è, dunque, uno spazio politico per costruire una alternativa. Un cambiamento vero. Non si tratta di contrapporre centro destra a centro sinistra, si tratta di sconfiggere un sistema di potere che sta ammazzando la Basilicata. Il centro destra però, soprattutto il Pdl, può cogliere una occasione. Quella di partecipare da protagonista alla prossima stagione politica ed elettorale. Servono qualità, generosità e tenuta. Serve un’alleanza larga che coinvolga la società lucana più virtuosa e attenta. Al bando di nuovismi e di tattiche consociative. Che vinca il desiderio di salvare la Basilicata”.
*segretario regionale di Grande Sud
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